Ieri mi è stata spedita via mail la presentazione che confronta le politiche economiche di centro destra e centro sinistra, la stessa che è su YouTube e che commentavo qui. Riguardandola mi sono venute in mente altre considerazioni, che volentieri condivido con voi.

(fonte: www.lavoce.info)
La politica fiscale delle sinistre è in genere improntata al concetto di proporzionalità dell’imposizione. Ovvero: più guadagni e più devi pagare. Questo con la estrema conseguenza che chi guadagna moltissimo si ritrova un’aliquota stellare, pagando così il fio della sua colpevole ricchezza. Le destre invece, anche se non tutte, tendono a vedere l’imposizione fiscale come un fatto semplicemente volto a garantire il funzionamento dello Stato, a coprirne le spese, corrispondendo una parte del guadagno del contribuente a fronte di servizi pubblici e reinvestendo il resto.
Per meglio rispondermi alla domanda: “è meglio tassare in modo direttamente proporzionale al reddito o in un altro modo? e quale?” faccio qui alcune osservazioni.
Prendiamo un campione di dieci milioni di contribuenti e assumiamo che la maggior parte di essi, diciamo il 70%, goda di un modesto risparmio sulle tasse, diciamo in media di 300 €. Poi ci sono i “ricchi”, la minoranza, diciamo -come dicono loro- il 16,5% del campione, che gode mediamente di un risparmio di 3.000 €. Visto così può sembrare ingiusto: ma come? più guadagni e più risparmi? perchè?
Il perché è chiaro facendosi due conti: la massa dei “poveri” 7 milioni di contribuenti avrà risparmiato 2 miliardi e 100 mila euro, mentre la minoranza avrà risparmiato più del doppio: 4 miliardi e 950 mila euro. Dato che la minoranza è quella che investe, quella dei grossi imprenditori è ovvio quindi tentare di farli risparmiare. Tutti i soldi che essi non versano al fisco sono soldi che vanno ad alimentare gli investimenti, i consumi e quindi il PIL! Se produciamo di più ecco che si varia comunque il rapporto tra deficit e PIL, sia che lo si faccia diminuendo il debito, sia che lo si faccia -meglio- aumentando il prodotto interno lordo.
Un paese con un tasso di crescita forte attira investimenti e beneficia di una diminuzione degli interessi sul suo debito. Con la maggiore crescita del PIL, inoltre, aumenta anche quel famoso Avanzo Primario, parte del quale -adesso sì- può essere destinato a risarcire gradualmente il debito pubblico. Ma questa è la fase due, che non può esistere senza la fase uno.
Non facciamoci ingannare, le cifre vanno comunque interpretate, non sono degli assoluti. Non esiste mai un solo modo di far andare le cose, un modo buono che “qualcuno” conosce e al quale “i cattivi” si oppongono. E’ sempre questione di scelta, e io ho scelto: preferisco dare di più a pochi perché lo facciano fruttare, piuttosto che un piccolo contentino a molti perché mi possano rivotare! Ecco la differenza tra politica economica ed elemosina demagogica!
Pubblicato da Mario Trabucco
Pubblicato da Mario Trabucco






