Lettere morte

Venerdì 24 Ottobre 2008

E’ sotto gli occhi di tutti la gravità della sistuazione del sistema educativo pubblico italiano. Come credo anche sia sotto gli occhi di tutti il fatto che in questi giorni, una volta tanto, molta gente comune stia avendo uno scatto d’orgoglio e voglia manifestare pubblicamente la propria contrarietà alla linea politica abbracciata dal governo su questi argomenti. Fatto ancora più importante, forse più dei precedenti, la protesta è bipartisan nonostante le poco realistiche e comunque irrilevanti osservazioni del ministro Gelmini al riguardo. Da un lato ci sono gli statalisti di sempre, è giusto così e nessuna meraviglia. Ma dall’altro lato, sempre più numerosi, ci sono anche gruppi ascrivibili tra i sostenitori di questo governo, che su questi provvedimenti mettono criticamente in discussione il loro appoggio. Io sicuramente appartengo più a questo secondo schieramento.

Io mi occupo di un campo del sapere di quelli non facilmente monetizzabili, di quelli che tentano di rispondere a domande profonde dell’essere umano, domande che travalicano gli elemntari bisogni della vita quotidiana. Tutto questo al momento è in pericolo.

Il procedimento è semplice. La diminuzione dei fondi pubblici che finanziano oggi a malapena il funzionamento ordinario delle università costringerà queste ultime in un percorso obbligato: per prima cosa tagliare le spese, diminuendo anno dopo anno la varietà dell’offerta formativa, a cominciare da quei corsi che non hanno un immediato aggancio con le realtà produttive e legami con gli ordini professionali dominanti; in seguito la trasformazione, prevista dalla legge 133/08, delle università in fondazioni finanziabili con capitale privato con la conseguente immissione di ulteriori schemi aziendalistici nel processo di formazione delle scelte amministrative e finanziarie delle università.

Conclusione prevedibile: le facoltà di lettere saranno destinate alla sparizione o comunque ad un insostenibile e intollerabile ridimensionamento. Già, perchè come si sa ormai fin troppo bene in Italia, la cultura umanistica è un lusso e niente di più. Le università che nacquero proprio per insegnare le arti liberali, saranno radicalmente sconvolte trasformandosi in luogo di insegnamento di sole arti meccaniche. “Gia la gente non riesce ad arrivare a fine mese…” mi sento dire talvolta. L’ultimo rapporto OCSE “Education at a glance” pone la spesa italiana in ricerca e sviluppo, pari allo 0,9% del PIL al penultimo posto, seguita solo -e non di molto- dalla Slovacchia! A guardare la situazione dall’esterno sembra di parlare di chissà quale stato sottosviluppato (in via di sviluppo sarebbe già qualcosa). E pensare che da noi le università sono nate. E pensare che ogni anno popoliamo di cervelli italiani le università delle nazioni più sviluppate e impegante nella ricerca.


Economie dei beni culturali e della ricerca

Venerdì 11 Luglio 2008

Oggi mi è venuta voglia di controllare personalmente a quanto ammontano e come sono ripartiti i famosi tagli della finanziaria 2008. Posto che non mi piace affidarmi al solo “sentito dire” ho dunque messo mano alla lettura del DL 112/2008, facendo particolare attenzione alle norme riguardanti Università, Ricerca e Beni Culturali (documenti reperibili qui)

Cominciamo dall’art. 1 c. 1 lettera a che annuncia l’intenzione della manovra di perseguire obiettivi di crescita “attraverso l’immediato avvio di maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca“. Detto così, sembra che non ci sia niente di cui preoccuparsi. Peccato che la lettura del prosieguo sia in realtà molto meno rasserenante.

L’ art. 60 infatti “prevede la riduzione delle dotazioni delle missioni di spesa di ciascun Ministero, per ciascun anno del triennio 2009-2011” anche se previa identificazione delle voci di spesa non aggredibili quali “fondo ordinario delle università; ricerca” e altre varie.

Questi sono i tagli ai singoli ministeri (fonte dati: Camera dei deputati):

elaborazione http://mariotrabucco.net

Guardando la tabella sembrerebbe ancora che noi non ce la passiamo tanto male in fondo, se paragonati ai tagli che subiscono il Min. dell’Economia o quello dello Sviluppo. Questa impressione però -va detto- è falsata dalla mancanza di un quadro completo di informazione che ci dica quanto incide il taglio praticato sul bilancio totale del ministero. Per esempio, se il Ministero dei Beni e le Attività Culturali riceve già lo 0,28 % del PIL come dice S. Settis sul Sole 24 Ore, allora un taglio di 230 mln di € diventa qualcosa di più di una semplice “economia”.

Ora mi soffermerei su alcuni altri dati che riguardano più specificamente i tagli che ci riguardano. L’elenco 1 allegato al DL ci informa più analiticamente sulle missioni di spesa di ogni ministero che subiscono le riduzioni.

Il MIUR riceve tagli in due missioni di nostro interesse: la 17 (ricerca e innovazione) per 3,2 mln di € nel 2009, che aumentano a 3,6 nel 2010 fino a 6,4 mln di € in meno nel 2011: e soprattutto la missione 23 (Istruzione universitaria) con tagli per 103,3 mln nel 2009, 109,3 nel 2010 e ben 192,4 mln di € in meno nel 2011! Un vero e proprio gioco pirotecnico.

Passiamo al MBAC, che non se la passa certo meglio. Anche questo ministero ha una missione 17 (ricerca e innovazione): meno 2,2 mln nel 2009, meno 2,8 nel 2010, fino a meno 5 milioni di € nel 2011. Ma passiamo al vero scopo istituzionale del ministero alla sua raison d’étre, ovvero la missione 21 (tutela e valorizzazione dei beni culturali): meno 198,2 mln di € nel 2009; meno 207,7 nel 2010; meno 366,4 milioni nel 2011! Voglio vedere come la faranno questa tutela nel 2011!

Ma non finisce qui, perché le brutte notizie non vengono mai sole e quindi passiamo al problema delle assunzioni, delle stabilizzazioni e del turn over nell’università. Ne parlano espressamente i commi 13 e 14 dell’art. 66: in pratica assunzioni non superiori al 20% delle cessazioni dell’anno precedente per tutto il triennio 2009-2011, percentuale che passa al 50% nel 2012, e si attesta al 100% delle cessazioni dal 2013 in poi. Il tutto ovviamente facendo in modo che le Università non spendano in stipendi più del 90% del loro Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO, che per fortuna è l’unica cosa che non viene toccata). In buona sostanza il personale universitario è in esaurimento, e ciò per il semplice fatto che la finanziaria impedisce di bilanciare l’attuale trend demografico che agisce sull’età media della popolazione, quindi anche dei docenti.

Il risparmio per lo stato dal blocco del turn over nell’università sarà di 63,5 mln nel 2009, 190,7 nel 2010, ben 316,6 nel 2011, fino a 417 nel 2012 che diventano 455,2 mln di € risparmiati nel 2013. Complimentoni davvero!

In conclusione vediamo qual’è il piano triennale di questi “maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca” citati all’articolo 1 del DL 112/2008, nel campo dei Beni Culturali, della Ricerca e dell’Università:

Economie Finanziaria 2009 - dati in mln di € (in meno) - elaborazione http://mariotrabucco.net

Ahhhh, questo sì che è incentivare la ricerca!!!


Ricerca? No grazie! (cap. 1)

Mercoledì 9 Aprile 2008

Facendomi un giro sulla rete, setacciando programmi politici e dichiarazioni pubbliche, questa è l’impressione che ne ricavo.

I partiti in lizza per poter dire una parola autorevole sulle sorti del Paese sono i seguenti: PdL, UDC, Lega, La Destra, MpA da un lato; PD, PS, Sinistra Arcobaleno, IdV dall’altro.

Vediamo una panoramica delle loro posizioni sul tema. Il PdL nel suo programma in sette “missioni” (perchè non “miracoli” già che c’eravamo?), al punto 2 della quarta missione parla genericamente di “difesa [...] delle nostre culture antiche” e al punto 3 (Ambiente!) parla del “recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio”. Probabilmente al PdL non sanno che Beni Culturali e Paesaggio sono cose tanto diverse da essere competenza di due ministeri distinti e separati dal 1987. Di Lisbona e del suo obiettivo di portare la ricerca al 3% del PIL degli stati nazionali nessuna traccia. Ma lo sviluppo non passa per l’innovazione secondo loro?

Passiamo al PD: e le prospettive non sono di molto migliori. Nel programma, si fa un vago accenno alla ratifica degli impegni di Lisbona, quasi en passant, più per dovere di cronaca che per un reale interessamento. Nella sezione dedicata ad università e ricerca (capitolo 7, specialmente punti “f” e “g”)si parla di “una nuova leva di giovani ricercatori”, in numero di 1000, selezionati “da un’agenzia indipendente” (un altro ente inutile, ottimo!). Poi parla degli investimenti in cultura, che per il PD è fondamentalmente quella scientifica finalizzata all’innovazione tecnologica: “robotica, social network, meccatronica, biotech” e “infomobilità, energia sostenibile, beni culturali, aerospazio, e-government, infrastrutture”. Inutile sottolineare come quel “beni culturali” messo lì somigli al giochino del “trova l’intruso” nei test, un vaso di coccio tra i vasi di ferro.

Ma un momento! La cultura c’è, e come no! Sempre al cap. 7, lettera g, punto 4 ecco che ritorna il grande assente dai veltroniani discorsi: il cinema! Per cui istituzione del “Centro nazionale per il cinema e l’audiovisivo” e del “nuovo Fondo di finanziamento per il cinema e l’audiovisivo”. Certo, certo… il cinema è cultura. Ma solo quello lo é?

Al momento vi è una sola differenza notevole, a mio avviso, nel coro di qualunquismi. Si tratta del PS di Boselli il quale, in questa intervista e nel programma, dice chiaramente:

“occorre un aumento straordinario della spesa pubblica e privata per la ricerca, per avvicinarsi all’obiettivo del 3% del Prodotto Interno Lordo fissato dal Trattato di Lisbona”

prendendo sul tema un impegno chiaro e concreto. Non sono un socialista, ma è ovvio che da aspirante a entrare nel mondo della ricerca noto quanta e quale sia la differenza tra una retorica elettorale generalista e un preciso obiettivo programmatico. Resta da vedere poi con quanta insistenza possa il PS portare avanti questa battaglia, considerato che gli ultimi sondaggi non sembrano proprio favorirli (notare l’eufemismo)… ma questi sono problemi loro.

Quello che mi chiedo è: per quale motivo nessuno dei grandi partiti pensa che ratificare e mettere in pratica il Trattato di Lisbona sia un obiettivo politico importante?

Per ora tanto basti, ma la ricerca continua…. stay tuned!