Li comprendo ma non li condivido /2

8 04 2008

Ieri mi è stata spedita via mail la presentazione che confronta le politiche economiche di centro destra e centro sinistra, la stessa che è su YouTube e che commentavo qui. Riguardandola mi sono venute in mente altre considerazioni, che volentieri condivido con voi.

i tafli delle tasse proposti dal centrodestra

(fonte: www.lavoce.info)

La politica fiscale delle sinistre è in genere improntata al concetto di proporzionalità dell’imposizione. Ovvero: più guadagni e più devi pagare. Questo con la estrema conseguenza che chi guadagna moltissimo si ritrova un’aliquota stellare, pagando così il fio della sua colpevole ricchezza. Le destre invece, anche se non tutte, tendono a vedere l’imposizione fiscale come un fatto semplicemente volto a garantire il funzionamento dello Stato, a coprirne le spese, corrispondendo una parte del guadagno del contribuente a fronte di servizi pubblici e reinvestendo il resto.
Per meglio rispondermi alla domanda: “è meglio tassare in modo direttamente proporzionale al reddito o in un altro modo? e quale?” faccio qui alcune osservazioni.

Prendiamo un campione di dieci milioni di contribuenti e assumiamo che la maggior parte di essi, diciamo il 70%, goda di un modesto risparmio sulle tasse, diciamo in media di 300 €. Poi ci sono i “ricchi”, la minoranza, diciamo -come dicono loro- il 16,5% del campione, che gode mediamente di un risparmio di 3.000 €. Visto così può sembrare ingiusto: ma come? più guadagni e più risparmi? perchè?

Il perché è chiaro facendosi due conti: la massa dei “poveri” 7 milioni di contribuenti avrà risparmiato 2 miliardi e 100 mila euro, mentre la minoranza avrà risparmiato più del doppio: 4 miliardi e 950 mila euro. Dato che la minoranza è quella che investe, quella dei grossi imprenditori è ovvio quindi tentare di farli risparmiare. Tutti i soldi che essi non versano al fisco sono soldi che vanno ad alimentare gli investimenti, i consumi e quindi il PIL! Se produciamo di più ecco che si varia comunque il rapporto tra deficit e PIL, sia che lo si faccia diminuendo il debito, sia che lo si faccia -meglio- aumentando il prodotto interno lordo.

Un paese con un tasso di crescita forte attira investimenti e beneficia di una diminuzione degli interessi sul suo debito. Con la maggiore crescita del PIL, inoltre, aumenta anche quel famoso Avanzo Primario, parte del quale -adesso sì- può essere destinato a risarcire gradualmente il debito pubblico. Ma questa è la fase due, che non può esistere senza la fase uno.

Non facciamoci ingannare, le cifre vanno comunque interpretate, non sono degli assoluti. Non esiste mai un solo modo di far andare le cose, un modo buono che “qualcuno” conosce e al quale “i cattivi” si oppongono. E’ sempre questione di scelta, e io ho scelto: preferisco dare di più a pochi perché lo facciano fruttare, piuttosto che un piccolo contentino a molti perché mi possano rivotare! Ecco la differenza tra politica economica ed elemosina demagogica!





Beni culturali e/o Grandi opere?

7 04 2008

Dà da pensare…

“E’ più serio dire che i beni culturali non sono di nessuno, e non sono beni. Sono l’oggetto di una ricerca scientifica. Vi sono discipline che studiano i reperti archeologici e le opere d’arte; fanno parte del sistema globale della scienza moderna; la scienza è la struttura della cultura contemporanea. (…) Solo in quanto i beni culturali si presentano come oggetti di scienza interessano una cultura il cui fondamento è scientifico.

Gli studiosi sono stati accusati di egoismo e di prepotenza: sono una minoranza, si dice, e poichè il patrimonio culturale è di tutti, va gestito secondo gli interessi, o i gusti, dalla maggioranza. Anche gli studiosi di energia dell’elettricità sono una minoranza, ma senza di loro la collettività non potrebbe fruire dell’energia elettrica: la funzione degli studiosi dell’arte è quella di permettere alla collettività la fruizione scientifica delle opere d’arte”.

Giulio Carlo Argan, Storia dell’arte, 1975

citato in Reggiani, A. M., Patrimonio antico e grandi opere: da rischio a valore aggiunto





Li comprendo, ma non li condivido

5 04 2008

E’ davvero interessante, e fa vedere come si possa parlare di politica badando ai fatti concreti. Tuttavia è da sottolineare l’impostazione in po’ faziosa del discorso, volta ad enfatizzare un comportamento meritorio -o presunto tale- del centrosinistra e a denigrare la politica economica del centrodestra. Abbassare le tasse viene visto come un bene assoluto, così come investire l’avanzo primario nell’abbassamento del debito pubblico. Ci sono anche altre vie.

La Danimarca è uno dei paesi europei in cui i cittadini pagano più tasse. Però d’altro canto ricevono più servizi e di qualità maggiore. Ecco allora che se le cose funzionassero, mi contenterei anche io di pagare più tasse. Risponde al principio sacrosanto per il quale più cose vuoi più le paghi, migliori le vuoi e più le paghi.

E veniamo all’avanzo primario. Se io ho un soldino e invece di investirlo nella diminuzione del debito preferisco tenere il debito così com’è (questa è l’unica condizione imprescindibile) e investo invece nella infrastrutturazione del paese? Non è plausibile pensare che il rafforzamento del sistema produttivo spingerà avanti l’economia e le imprese, che a loro volta pagheranno più tasse, promettendomi un avanzo primario maggiore in futuro?

Nella politica bisogna fare delle scelte. Non esistono beni assoluti validi per tutte le parti politiche. I governi di centrosinistra hanno preferito la logica del “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Quelli di centrodestra invece privilegiano l’idea dell’investimento di un uovo oggi per avere domani una gallina…. e recuperare pure l’uovo. Non sarà che forse la prima politica è un po’ miope?





Sprechi vs FOSS

5 04 2008

Ieri ho fatto una delle cose più ingenue che potessi fare: scrivere una mail ad un candidato alle prossime elezioni. L’ho fatto perchè, nonostante tutto, io non voglio farmi fagocitare da quell’antipolitica che divora tutto come il “nulla” de “La Storia Infinita” di M. Ende. Preferisco essere ingenuo, e forse ancora un pizzico idealista.

Una delle cose che ho scritto è che forse il candidato, dal momento che ha in programma di tagliare gli sprechi, dovrebbe volgere la sua attenzione al mondo del FOSS. Già lo hanno fatto l’Assembée Nationale francese, la Camera dei Deputati (con un risparmio previsto di 3,15 mln di €), la Commissione Europea ha promosso uno studio incoraggiante, la provincia di Bolzano risparmia già ca. 1 mln di €, c’è una proposta di legge per la regione Campania, e sembra che anche la Puglia sia orientata in tal senso. A livello nazionale esiste addirittura un apposito organo che si occupa di monitorare il fenomeno, il CNIPA.

Un fenomeno del genere non può essere casuale. Non è ancora sistematico per il semplice fatto che moltissimi di noi, se non tutti, abbiamo imparato ad usare prima il MS-Dos e poi i vari Windows. La diffidenza verso il nuovo è un atteggiamento duro a morire, specie quando si parla di burocrazia… Per fortuna adesso le distro diventano sempre più user friendly, e vanno a rodere mercato ai sistemi chiusi. In Extremadura (Spagna) l’introduzione di sistemi OS ha non solo annullato il digital divide, ma addirittura è stato in incentivo allo sviluppo economico della regione. In Norvegia il Ministro dell’amministrazione e delle riforme, Heidi Grande Roys, ha sottolineato chiaramente l’importanza dello sviluppo di progetti pubblici basati sull’open source.

Vogliamo davvero tagliare gli sprechi della pubblica amministrazione? Bene, esiste un’alternativa a costo minore (non è vero che è gratis, ci sono la migrazione e il training, ma si recuperano e si ammortizzano), decisamente più democratica e che favorisce l’autonomia. Perché rimanere ancorati al vecchio e buttare tutti questi soldi annui di licenze? Boh…