Venerdì 23 Maggio 2008
Un ragazzo gay di Licata (Ag) ha denunciato cinque coetanei per mesi di vessazioni subite. Il presidente regionale di Arcigay Sicilia Paolo Patane’ sottolinea “l’urgenza estrema di una legislazione specifica contro questi crimini di odio” e chiede alle istituzioni regionali di “intervenire immediatamente con un piano articolato contro il bullismo e la discriminazione e di non lasciare che le vite di tante persone vengano umiliate e devastate da violenze e soprusi”.
Questo è uno dei tanti motivi per i quali vengono richieste legislazioni speciali e specifiche a favore degli omosessuali. Ed è precisamente questo tipo di richiesta che impedisce la loro normalizzazione. Esiste già una serie di norme contro questi atti di bullismo, branco, violenza giovanile e chi più ne ha più ne metta. Ma, dal punto di vista giuridico, fa davvero differenza che la vittima di atti simili sia omosessuale o no? No che non ne fa. Ecco perché leggi speciali non ne servono. Niente casi particolari che altro non fanno che mettere il sigillo della repubblica a quella diversità che si vorrebbe eliminare. Le norme ci sono già, e ce ne sono fin troppe.
Non ci sono Commenti » |
politica | Contrassegnato da tag: discriminazione, gay pride |
Permalink
Pubblicato da Mario Trabucco
Mercoledì 21 Maggio 2008
Basta fare un rapido giro in rete per accorgersi del vespaio di polemiche suscitato dal rifiuto ministeriale di concedere il patrocinio al Gay Pride 2008. I commenti nei confronti del ministro vanno dal “matrigna di Cenerentola” (Mancuso - Arcigay) al “nazista” (Palermi -Pdci).
Il vero problema come al solito è l’oggetto stesso del “tentato patrocinio”: una manifestazione di persone che, rivendicando il diritto di sentirsi e comportarsi in maniera diversa dalla maggioranza delle altre, chiedono tuttavia a gran voce un trattamento uguale. La stortura logica di questo ragionamento a me pare evidente. Chiariamo subito che non sono pregiudizialmente contrario alla estensione di certe forme di tutela giuridica a coppie diverse dal matrimonio. Parto da una prospettiva liberale: purché non rechi danno -attuale o potenziale- ad alcuno, il cittadino deve essere reso il più possibile libero di dire e fare ciò che ritiene più giusto e desiderabile per sé stesso.
Quello che contesto, invece, è la volontà di una minoranza di imporsi all’attenzione del resto della popolazione, sbandierando pubblicamente ciò che li distingue, ciò che impedisce loro di essere considerati allo stesso modo di tutti gli altri. Trovo che questo sia un atteggiamento puerile, paragonabile al bambino che ne fa di tutti i colori per richiamare l’attenzione dei grandi, pensando che più grossa la fa e maggiore sarà l’attenzione che riceverà.
Personalmente non solo sono a favore del rifiuto dell’On. Carfagna, ma anzi mi piacerebbe lanciare una campagna per ignorare deliberatamente qualunque forma di esternazione -talvolta anche volgare- di diversità di orientamento sessuale. Questo sarebbe il primo passo per ristabilire il clima normale nel quale avviare una discussione seria su questi temi. Niente più paginoni di giornale, niente più interviste televisive. Fino a quando non siano ristabilite davvero le Pari Opportunità. Fino a quando dire “a me piacciono le ragazze more” avrà lo stesso valore di “a me piacciono le persone del mio stesso sesso” ovvero, in fin dei conti, nessuno più di una chiacchiera da bar.
Postilla: una discriminazione c’è solo quando un diritto esistente viene negato ad alcuni e concesso ad altri, non quando alcuni non hanno un diritto che non esiste per nessuno. Il diritto al matrimonio esiste, ed è valido per tutti, indiscriminatamente. Se poi qualcuno preferisce non approfittarne, questa è una sua libera scelta (per fortuna). Ma non venitemi a parlare di ridefinire il matrimonio che, piaccia oppure no, è una cosa ben precisa nella tradizione, nell’uso e nella norma legislativa.
4 commenti |
politica | Contrassegnato da tag: Carfagna, gay pride, matrimonio |
Permalink
Pubblicato da Mario Trabucco