Alle volte la gente non sa proprio cosa inventarsi per far parlare di sè. Sembra proprio questo il caso dell’ultima trovata di Vittorio Sgarbi che, da sindaco di Salemi, ha pensato bene di inaugurare nel giorno dell’anniversario della Strage di Capaci, una mostra di volti di mafiosi.
Trovate un interessante articolo su Live Sicilia. Io propongo qui solo alcune riflessioni.
Anzitutto vi dico che non sono convinto dell’utilità sociale di mettere in mostra una serie di volti di mafiosi “celebri”, anzi mi chiedo proprio quale forma di fascinazione oscura abbia spinto l’artista a realizzarli. Il rischio poi che la fascinazione che ha colpito la Mantovan (l’artista che ha dipinto i ritratti) possa colpire anche parte dei fruitori della mostra mi sembra che non valga la candela.
Quello che suggerisco io in questi casi è il procedimento esattamente contrario, la “damnatio memoriae” già con successo sperimentata dagli antichi. Queste “persone” vanno cancellate dall’immaginario collettivo, non ne va diffusa la memoria.
“Sono polemiche inutili – dice Sgarbi – è come dire che la foto di Mills sui giornali è una forma di promozione. Non bisogna avere paura delle parole, vogliamo solo essere meno rispettosi delle solite convenzioni e banalità dell’antimafia. In queste opere è ritratta la mafia nello stile ‘Wanted’, con volti di borghesi ordinari dalla rispettabilità di facciata e che una volta catturati mostrano dei lineamenti nuovi, meno duri degli identikit, come è stato il caso di Provenzano, che una volta catturato ha rivelato un aspetto simile a quello di un comune pensionato” (citato dall’articolo di Live Sicilia)
Mi stupisco che una persona di raffinata intelligenza come Sgarbi possa rintracciare una analogia tra la foto di Mills sui giornali e il ritratto di Lo Piccolo in un museo. A parte il fatto che nessuno pensa che la foto dell’avvocato inglese accompagnata dalle accuse di concussione e spergiuro possa essergli di buona pubblicità. Ma inoltre è diverso il contesto! In un museo noi mettiamo delle cose perché siano non solo salvate dal tempo, ma anche erette ad esempio. Certo, esistono anche esempi negativi, ma solo dove si faccia tutto il necessario per sottolinearne la valenza negativa, per scongiurare qualsiasi ambiguità. In un museo sulla Germania troverà certo posto un ritratto di Hitler, che è pur sempre un personaggio storico, ma sarà anche attorniato dalle testimonianze del male che ha causato. Un ritratto di Hitler, accompagnato da quelli dei vari gerarchi in una galleria, forse trasmetterebbe un altro messaggio no?
Dalle parole di Sgarbi emerge quasi l’idea che in fondo Provenzano non sia altro che un inerme vecchietto settantenne, invece di uno dei più efferati omicidi e mandante di omicidi che la storia della nostra terra si vergogni di ricordare. E poi perché un “Museo della Mafia” piuttosto che uno della “Lotta alla Mafia”? Boh. Nei musei dell’Olocausto sparsi nel mondo su chi viene concentrata l’attenzione, sui carnefici o piuttosto sulle vittime? E’ per questo che si chiamano appunto “Museo dell’Olocausto” e non “Museo della Soluzione finale al problema ebraico” per esempio.
Spero che non voglia mai realizzare una galleria dell’Olocausto: immagino già la fila di ritratti di Hitler, Himmler, e “compagnia bella”.
Pubblicato da Mario Trabucco
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