Gay Pride: il due di picche del ministro

Basta fare un rapido giro in rete per accorgersi del vespaio di polemiche suscitato dal rifiuto ministeriale di concedere il patrocinio al Gay Pride 2008. I commenti nei confronti del ministro vanno dal “matrigna di Cenerentola” (Mancuso - Arcigay) al “nazista” (Palermi -Pdci).

Il vero problema come al solito è l’oggetto stesso del “tentato patrocinio”: una manifestazione di persone che, rivendicando il diritto di sentirsi e comportarsi in maniera diversa dalla maggioranza delle altre, chiedono tuttavia a gran voce un trattamento uguale. La stortura logica di questo ragionamento a me pare evidente. Chiariamo subito che non sono pregiudizialmente contrario alla estensione di certe forme di tutela giuridica a coppie diverse dal matrimonio. Parto da una prospettiva liberale: purché non rechi danno -attuale o potenziale- ad alcuno, il cittadino deve essere reso il più possibile libero di dire e fare ciò che ritiene più giusto e desiderabile per sé stesso.

Quello che contesto, invece, è la volontà di una minoranza di imporsi all’attenzione del resto della popolazione, sbandierando pubblicamente ciò che li distingue, ciò che impedisce loro di essere considerati allo stesso modo di tutti gli altri. Trovo che questo sia un atteggiamento puerile, paragonabile al bambino che ne fa di tutti i colori per richiamare l’attenzione dei grandi, pensando che più grossa la fa e maggiore sarà l’attenzione che riceverà.

Personalmente non solo sono a favore del rifiuto dell’On. Carfagna, ma anzi mi piacerebbe lanciare una campagna per ignorare deliberatamente qualunque forma di esternazione -talvolta anche volgare- di diversità di orientamento sessuale. Questo sarebbe il primo passo per ristabilire il clima normale nel quale avviare una discussione seria su questi temi. Niente più paginoni di giornale, niente più interviste televisive. Fino a quando non siano ristabilite davvero le Pari Opportunità. Fino a quando dire “a me piacciono le ragazze more” avrà lo stesso valore di “a me piacciono le persone del mio stesso sesso” ovvero, in fin dei conti, nessuno più di una chiacchiera da bar.

Postilla: una discriminazione c’è solo quando un diritto esistente viene negato ad alcuni e concesso ad altri, non quando alcuni non hanno un diritto che non esiste per nessuno. Il diritto al matrimonio esiste, ed è valido per tutti, indiscriminatamente. Se poi qualcuno preferisce non approfittarne, questa è una sua libera scelta (per fortuna). Ma non venitemi a parlare di ridefinire il matrimonio che, piaccia oppure no, è una cosa ben precisa nella tradizione, nell’uso e nella norma legislativa.

4 Risposte a “Gay Pride: il due di picche del ministro”

  1. Elena Dice:

    Caro Mario, mi spiace davvero esprimere un parere fortemente contrario alle tue affermazioni. Insomma, in questa pagina sono un’ospite (a dire il vero nemmeno invitata) e la buona educazione suggerisce il massimo rispetto per il padrone di casa. Non è mia intenzione contravvenire questa norma, ma il fatto che tu pubblichi le tue opinioni è indice della tua intenzione di aprire un dibattito. Non posso quindi esimermi dal proporti la mia personale visione. Ciò che credo sia realmente osceno è un secondo posto a San Remo per una canzone che propone lo stereotipo del gay quale cucciolo indifeso che va protetto dal disprezzo del mondo. Tanto buonismo in certe occasioni non stona con la chiusura ermetica conservazionista (non intendevo affatto conservatorista, giacché si adducono sempre motivazioni genetiche) di altre ben più importanti? Ti posso assicurare che il mio migliore amico ben difficilmente si riconoscerebbe in un brano del genere: credo sia più uomo lui di molti altri da me incontrati. Finiamola con questi cliché: gli omosessuali sanno essere taglienti e non hanno certo bisogno di una Tatangelo per essere tutelati. Non so cosa il mio amico pensi di manifestazioni quali i gay-pride, non ho mai avuto occasione di chiederglielo. Credo, però, a prescindere dal fatto che si parli di pacs o matrimonio civile, che abbia tutto il diritto di vedersi riconosciuti determinati diritti in materia fiscale, patrimoniale e sociale, come per altro prevede una raccomandazione del 2000 dell’UE. Se si ritiene che una manifestazione all’interno del gay pride possa essere un’opportunità per esprimere tali rivendicazioni, non vedo che problema ci sia a concedere un patrocinio da un ministero che trova fondamento nella sensibilizzazione verso queste tematiche. Il problema è l’esibizionismo? Basta richiedere serietà alla controparte cui si concede il patrocinio. D’altronde non è esibizionismo qualsiasi effusione in pubblico, anche di genere eterosessuale? Eppure non scandalizza altrettanto. Un’ultima provocazione sul ministero delle pari opportunità. In quanto donna, giacchè solitamente si associa tale ambito politico alla tutela dei diritti del genere cui appartengo, credo che l’esistenza di un tale ministero sia sintomatico di quanto la nostra società sia ancora misogina e piena di fobie verso tutte le minoranze. Personalmente se ne venisse decretata la soppressione festeggerei: significherebbe che posso tornare a ritenermi “normale”. E poi ha ancora senso, considerando chi lo presiede? E’ la sua nomina ad apparire veramente offensiva. Non è forse un segno, stante il suo curriculum, della grande considerazione dell’esemplare di cervello femminile? Ti ringrazio per l’ospitalità, di cui ho forse esageratamente approffittato.

  2. Mario_Trabucco Dice:

    Carissima Elena, innanzi tutto ti ringrazio per l’attenzione che dedichi a quello che scrivo, che mi lusinga e mi rallegra. Fin da questo momento ritieniti pure più che invitata ad alimentare dibattiti in questo spazio: mi fa più che piacere. Non faccio inviti diretti a nessuno perché non voglio che qualcuno si senta costretto a lasciare un commento banale a tutti i costi pur di rispondere all’invito. Preferisco quello che hai fatto tu. Giri, trovi, leggi e commenti. Spontaneamente.

    Veniamo al merito della questione adesso. Quanto a stereotipi, Tatangele, e buonismi sono perfettamente d’accordo con te: fanno più male che altro alla causa degli omosessuali. Per questo spero che ci siano degli atteggiamenti di esclusione di questi fenomeni a partire proprio dai soggetti che non si sentono giustamente rappresentati. Quindi un pubblico “vaffa” delle associazioni a chi fomenta questa visione distorta. Ma allora anche un pubblico “vaffa” sarebbe d’obbligo anche agli organizzatori del Gay Pride. Sono loro che creano e diffondono, attraverso i mezzi di informazione, una immagine dei gay come di farfalloni variopinti che non fanno altro che slinguazzarsi sulla pubblica via. Il Gay Pride nuoce alla causa della normalizzazione, e quindi ben venga il rifiuto del ministro alle Pari Opportunità. Il rifiuto è un passo verso la normalizzazione. Ben venga un rifiuto di sindaci e prefetti a queste manifestazioni.
    Tu dici che basta chiedere serietà. Andiamo, sai bene che non è possibile. Un corteo di omosessuali e simpatizzanti che si snodi composto per le vie di Bologna non fa notizia, non fa il giro del mondo. E inoltre corre il rischio che li si scambi per metalmeccanici o autoferrotramvieri. No, no. Se lo fanno così è perché è così che fa scena, fa spettacolo, fa audience e quindi attira l’attenzione dell’opinione pubblica. Non è pensabile che facciano altrimenti. Quindi niente patrocinio.

    E poi non hai ancora risolto la principale aporìa: se mi comporto in maniera diversa perché dovrei avere uguali diritti? Il fatto che la UE abbia fatto una raccomandazione mi lascia assolutamente indifferente. Io qui imposto un discorso sui principi non sulle loro applicazioni legalistiche. Se anche ci fosse una legge simile a quella spagnola io continuerei a criticarla in nome dei principi.

    Quanto al ministero delle Pari Opportunità, raccolgo la provocazione e rilancio: perché non vi mettete insieme in cinquantamila (tante ce ne vogliono) e presentate un disegno di legge di iniziativa popolare per farlo abolire in quanto discriminatorio?

    A preso e grazie degli spunti.

  3. Elena Dice:

    Caro Mario, ti ringrazio per l’accoglienza e ti prego di scusarmi per il ritardo.
    Credo che gli omosessuali che rivendicano il diritto ad essere considerati una coppia dallo Stato non si comportino differentemente da qualsiasi coppia eterosessuale. In considerazione del legame affettivo che lega (o si presume dovrebbe legare) un uomo ed una donna, lo Stato riconosce loro il diritto ad unirsi in matrimonio, anche in virtù della stabilità che ne conseguirebbe alla società dall’istituzione familiare. Se due uomini o due donne sono rispettivamente legati da dei sentimenti, non riesco a capire come si possa a priori mettere in dubbio la solidità e la durata della loro unione. D’altra parte, quanti matrimoni falliscono? Non si può più quindi dare per certa la stabilità della società a partire da quest’istituzione. Dal matrimonio, però, consegue tutta una serie di diritti e doveri tra i coniugi, tra cui anche di genere economico e patrimoniale. Perché, per esempio, una coppia omosessuale non può vedersi riconosciuto il diritto di condividere i propri beni? Perché non può essere riconosciuto a loro carico il/la proprio/a compagno/a? Perché, nei casi più gravi, devono sempre sperare nel buon senso del medico, per essere informati del suo stato di salute come qualsiasi familiare stretto? Non mi pare che vi sia la richiesta di assumere un comportamento diverso dalla maggioranza, ma che si riconosca pubblicamente il loro impegno a sostenersi reciprocamente in un percorso di vita in comune. Non è forse questo il fondamento della famiglia? Come può essere messa in crisi dall’estensione di tali garanzie anche a loro? Non penso si possa continuare a considerare “deviato” un comportamento dettato dall’affetto. Non si sceglie chi amare, eventualmente ci si può limitare a contrastare i propri sentimenti. Si può chiedere tanto ad una persona?
    Riguardo alla questione del Gay Pride, perché ritieni tanto impossibile che si possa svolgere con serietà? La provocazione potrebbe essere proprio quella di sfilare in abiti “morigerati”, sfidando tutti gli stereotipi. Pensa alla trasformazione di Vladimir Luxuria da personaggio televisivo a parlamentare: non puoi non ammettere che abbia dimostrato una classe superiore a certe sue colleghe.
    Per quanto attiene, invece, alla raccolta di firme per l’abolizione del ministero delle Pari Opportunità, per il momento ritengo più opportuno battermi per altre problematiche più urgenti. Non intendo certo limitarmi a sfoderare il mio femminismo esternando la mia indignazione per la rappresentanza di tale istituzione e non è certo l’eventualità di essere considerata disfattista dal resto delle donne a frenarmi. D’altronde, se anche venisse abolito, le sue funzioni verrebbero trasferite ad un altro ministero, risolvendo un problema formale ma non culturale. In fin dei conti la vera vittoria sarebbe quella che la sua esistenza venisse considerata superflua da tutte le minoranze, per la cui tutela è stato istituito. Ci pensa però la cronaca, con storie di violenze e soprusi su donne, diversamente abili, immigrati ed omosessuali a riportarmi alla realtà. Probabilmente posso permettermi di criticare le leggi sulle quote, rivendicando il diritto ed il dovere di dimostrare la mia professionalità con l’impegno quotidiano per emergere, solo perché sono una privilegiata, non avendo mai dovuto affrontare direttamente tali vessazioni.
    Spero di non essere finita troppo fuori tema. A presto, e grazie ancora.

  4. rdp Dice:

    Mi associo alle riflessoni di Elena sulla questione dei diritti giuridici e patrimoniali, assistenziali e sanitari che mancano di fatto alle coppie omosessuali e a quelle “di fatto”.
    Caro Mario, una discriminazione esiste su questi temi: non si chiede infatti un matrimonio di tipo religioso, ma di tipo civile, che tanga conto della tutela delle persone che decidono di formare una alternativa a quella tradizione consolidata che nessuno vuol mettere in dubbio.
    La realtà è molto più variegata del semplice matrimonio; se esiste un patto civile per i cattolici, e per i laici etero, non si può tener conto di altre soluzioni, che esistono a migliaia nella realtà.
    Lo sappiamo bene noi archeologi che dove non esistono regole, vi sono vessazioni e parti deboli da tutelare.
    rdp

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