(foto M. Trabucco)
Conservazione e distruzione. Da sempre il mondo mediterraneo ci ha abituato alle contraddizioni, che in questo milieu fanno parte della identità culturale.
Ad Atene invece sembra che la contraddizione, invece di generare un equilibrio nato dall’armonia degli opposti nel loro accostamento, generi una guerra fratricida che avrà un solo vincitore ultimo: la modernità.
Parlo del Nuovo Museo dell’Acropoli, un gigante di vetro e cemento di 2.200 metri quadrati distante soli 500 metri dal monumento antico più famoso del mondo: l’Acropoli di Atene. Il progetto è di un altro grande architetto trasferito in America: Bernard Tschumi.
Il museo, che ho già avuto modo di visitare parzialmente, ha il pregio di conservare e rendere fruibile una consistente porzione di abitato della città antica dal IV secolo avanti Cristo fino al VII dopo. Peccato però che all’interno somigli all’Enterprise! O tutt’al più all’aeroporto della stessa Atene. Accanto all’edificio -dominato dai toni del grigio cemento e dal blu scuro dei vetri- stanno: l’ex-ospedale militare turco (1835); una palazzina art-déco del 1930 firmata da Vassilis Kouremenos; altri tre palazzetti neoclassici della fine dell’Ottocento. Insomma il nuovo museo -come si dice- nasce nel rispetto del contesto circostante…. come no!
Ma il bello deve ancora venire. Il palazzo di Kouremenos e quello neoclassico accanto, registrati come opere d’arte dal Ministero della Cultura nel 1988, sono rei di impedire la visuale dalla terrazza-ristorante del Nuovo Museo. Quindi vengono declassati dallo stesso ministero e avviati alla demolizione. Fortunatamente l’azione è stata bloccata per la veementissima protesta di cittadini, critici e accademici nazionali e internazionali. Ma altri due palazzetti sono in pericolo… (approfondimenti qui).
Il Museo, che dovrebbe conservare l’arte per agevolarne la fruizione, minaccia la sopravvivenza di altri pezzi d’arte in nome di un superiore valore di certa arte sul resto. Io, da studioso di arte classica, rimango allibito.









Lunedì 19 Maggio 2008 alle 15:20 |
bravo sou! ho letto questo e il precedente, su questo qui sono più daccordo che sul precedente, per quella particina finale su Morpurgo…cmq venendo a Tshumi, lo sai che Marconi, secondo me contravvenendo a tutti i suoi precetti del corso, nell’ultima lezione ha fatto un “inno” al mostro dell’acropoli? La coerenza dove sta, visto che la struttura non rispetta affatto il contesto nè tanto meno i materiali, visto che è in cemento armato, il tanto criticato e detestato cemento armato!?!?!…Mah, se devo trovare una ragione e una logica dico che questo mostro è giustificato in virtù del programma ideologico che sta dietro!Sì sì, proprio così!…ciau
Domenica 19 Luglio 2009 alle 16:42 |
[...] molto “minimal chic”. E veniamo alla “famosa” terrazza del ristorante, della quale avevamo già parlato. Facendo i primi passi fuori la vista della rocca sacra non è ancora ostruita dai palazzi [...]