I. Mi stupisco un poco per il coro di proteste e di indignazioni che ha accolto l’affermazione programmatica di Alemanno sulla rimozione della “Teca di Meier”.
Facciamo un poco di storia. Nel 1995 Rutelli decide -unilateralmente e senza un pubblico concorso internazionale- di affidare l’incarico all’americano Meier con un preventivo iniziale equivalente a odierni 7 milioni di euro (nel 1995!!!). Dopo 11 anni, di cui 6 di ritardo sui tempi, Veltroni inaugura la “pompa di benzina texana” (come diceva Sgarbi, e come dicono gli architetti inglesi), e intanto i conti sono raddoppiati a 14 milioni di euro.
Molti e illustri i detrattori dell’opera: Federico Zeri, Paolo Portoghesi, Alberto Arbasino, Massimiliano Fuksas, Vittorio Sgarbi, il New York Times. Ma non importa, si va avanti lo stesso.
Adesso che Alemanno dice (precisiamo: dice, e quindi solleva un dibattito, al contrario di chi agì senza dibattito) di volerla togliere e spostare, ecco che spuntano le polemiche. Una delle obiezioni è che costerebbe troppo. Come? costerebbe troppo? Certo non costerà mai 14 milioni di euro!
Poi c’è anche chi dice che è il terzo monumento più visitato di Roma. Lasciamo da parte il fatto che a dirlo sia lo stesso architetto Meier, e domandiamoci: ma non sarà che la gente forse vuol vedere l’Ara Pacis, e non la scatola di Meier?
In ultimo abbiamo chi dice che eliminare la nuova scatola sarebbe un danno per il patrimonio culturale di Roma. A proposito di danni al patrimonio di Roma, qualcuno sa dirmi che fine hanno fatto i pezzi della precedente teca razionalista di Morpurgo? Un opera simile eretta ormai 70 anni fa, considerata uno dei gioielli del razionalismo italiano, non fa forse parte del patrimonio culturale italiano? O forse tutte quelle opere d’arte architettonica e urbanistica che vennero erette nel Ventennio non hanno diritto di essere beni culturali per il semplice fatto che gli architetti che le costruirono avevano la tessera del PNF? C’è qualcosa che mi suona strano.
To be continued…








Mercoledì 30 Luglio 2008 alle 9:33 |
L’italica idiozia?
Mercoledì 30 Luglio 2008 alle 11:12 |
Direi di sì. Purtroppo ad avere i paraocchi non sono solo i cavalli delle carrozzelle!
Mercoledì 30 Luglio 2008 alle 13:36 |
Per vedere come era e com’è : http://www.reset-italia.net/tag
La vecchia teca è stata miseramente demolita.
Immagino i pezzi triturati se va bene da qualche ditta di smaltimento inerti ( se tutto è stato fatto legalmente).
Un popolo di dementi.
rdp
Sabato 2 Agosto 2008 alle 16:04 |
Nuova puntata della soap Ara Meier.
A settembre, annuncia il sottosegretario ai BB.CC. Francesco Giro -conosciuto per aver chiesto le dimissioni di Settis- si chiederà l’abbattimento di due muri del padiglione Meier, quelli che oscurano le chiese di S.Rocco e S.Girolamo. Intervento che non costerà molto, non richiede che si chiami il contestatissimo architetto,che si è sempre dichiarato pronto a modificare la struttura qualora fosse richiesto, e toglie via un pò della nuova teca che proprio non ci piace.
Bene. Prendiamo un’opera architettonica, sebbene contestata ed infelice e continuiamo a infierire sulla sua progettualità. Questo si che è migliorare la questione!
(fonte IL MANIFESTO del 2-8-2008).
rdp
Domenica 24 Maggio 2009 alle 7:50 |
Ciao a tutti!
Mi sembra veramente ridicolo spendere denari che potrebbero essere investiti per scopi “altri”, e poi piangere sul latte versato (o meglio, sull’euro versato), pensando di demolire un’opera, per poi quindi continuare a spendere soldi per costruirne un’altra.
Ormai la teca di Meier ce la dobbiamo tenere, magari come monito, e spero che almeno non diventi il solito monumento all’incuria al degrado tipico del nostro paese (visto il modo in cui viene mantenuto e conservato per i posteri il Colosseo!).
Per quanto riguarda quello che dicevi a proposito della conservazione dei beni culturali del novecento, siamo un paese troppo cialtrone per pensare che un’architettura dopo 80 anni non è più fascista, repubblichina, repubblicana, monarchica. È solo un pezzo della storia, anche quella più oscura, di un paese, che va digerita come tale, e non va occultata. Anzi va studiata, compresa, conservata, anche perché in quel periodo sono stati costruiti in Italia e in particolare a Roma, dei veri capolavori, oggi abbandonati al marciume e ad essere vittima del deterioramento antiestetico italiano. Basti pensare alla Casa delle Armi di Moretti. Non so cosa potrebbero averne fatto della teca di Morpurgo: forse come accade spesso, avranno scaricato abusivamente ciò che ne rimane in qualche angolo verde adibito a discarica della periferia romana. È tanto facile comprendere la visione imbarazzante che oggi imperversa nel nostro paese: si lascia quasi crollare la Domus Aurea, si lasciano costruire palazzine improbabili di cortina gialla, si agganciano, come direbbe Zevi, gli edifici al cielo, con le mega antenne che sovrastano i nostri centri!