Nucleare cattivo Vs Solare buono

Lunedì 26 Maggio 2008

“Se si volesse produrre con sistemi fotovoltaici il 10% dell’energia elettrica consumata in Italia, bisognerebbe investire 240 miliardi di euro solo per l’acquisto e la messa in opera dei pannelli (la stessa energia verrebbe erogata da 4 reattori nucleari che richiedono, invece, un investimento di meno di 10 miliardi di euro per la sola costruzione, senza contare i costi dello smaltimento delle scorie nucleari)”

da Wikipedia, s.v. Energia Solare

Che il solare convenga rispetto al nucleare è una favoletta che spesso ci facciamo raccontare dagli ambientalisti, e qualche volta ce la beviamo anche. Ma una semplice constatazione di dati di fatto basta a smontare in un colpo solo tutte le sciocchezze che girano sul tema.

Il fotovoltaico è costoso, è inefficiente (convertibilità max 12%), è discontinuo (la produzione varia col meteo), e non permette di immagazzinare l’energia prodotta. A Priolo, in Sicilia (e quando mai), è stata costruita una centrale solare sperimentale che produce appena 20 MW, che secondo Carlo Rubbia bastano per una cittadina di ventimila abitanti. Peccato che in Italia siamo cinquantanove milioni e una centrale nucleare produce 1.600 MW di energia elettrica (ottanta volte tanto)! Ora ne vogliono costruire un’altra nel Salento da 11 MW…. complimenti per l’ottima scelta!!!

Viene sottolineato continuamente come gli Stati Uniti e la Spagna abbiano già adottato questo sistema di produzione dell’energia. Peccato però che non venga detto che gli USA utilizzano allo scopo i migliaia di Km quadrati inutili del deserto del Nevada, e gli spagnoli l’anno messa fuori Alicante. Peccato che in Italia non ci siano i deserti a meno di considerare deserto tutto il Sud, come tipicamente fanno i teorici lumbàrd. Bisogna scegliere cosa coltivare al Sud: grano o kilowatt. E’ ovvio che conviene tenerci il terreno per il grano. E poi riflettete: se davvero è così conveniente, economico, innovativo ed efficiente come dicono, perché allora non è impiegato nelle zone di massima insolazione come tutta l’Africa Sahariana, i Caraibi, la penisola araba? Meditate, gente, meditate.

Vicino Siviglia, in Andalusia, hanno costruito una centrale solare da 11 MW che si estende su una superficie di 70 ettari e costa 1,3 Mld di euro. Al centro c’è una torre alta 115 metri. Un gioiello ambientalistico, direi. Basta fare due conti per capire che il rapporto costo/MW e il rapporto superficie/MW sono tutti a favore del nucleare: con l’atomo si produce più energia in meno spazio e pagando meno. E allora perché la corsa al solare? Chiaro: per poter dire “Ma come sono bravo, ma come sono verde io!” e fare campagna elettorale rastrellando i voti di Legambiente, Greenpeace e WWF vari. Ambientalismo? Come no….

Basta favole, non siamo più bambini!


AAA Annunci Atomici Attesi

Sabato 24 Maggio 2008

Finalmente il governo ha deciso di giocare veramente la partita energetica italiana. Claudio Scajola ha annunciato che l’Italia produrrà energia nucleare dal 2013. Bene, approvo sentitamente.

E’ ovvio però che le prefiche ambientaliste non hanno tardato a farsi sentire (fortuna almeno che non sono in Parlamento). Realacci (Pd – Legambiente) parla di “scelta ideologica sbagliata” e l’Unità addirittura titola “Rivogliono il nucleare, quello pericoloso”. Fortuna che c’è Legambiente…. sì proprio lei che, forse all’insaputa di Realacci, dice in un rapporto sul nucleare a vent’anni da Chernobyl come il pericolo non sia poi tutto questo granché, se si esclude proprio la centrale russa che saltò per errori di gestione sovietici e per mancata manutenzione. Ma la storia per fortuna qualcosa la insegna sempre e questi errori non sono certo ripetibili. E’ per questo che il Prof. Veronesi, l’oncologo, il senatore del Pd, dice di smetterla con queste paure da “cavernicoli spaventati dal fuoco” e aggiunge certezze sul fatto che “non inquina ed è sicura per quanto riguarda la salute” e che “più che una scelta, il nucleare è un traguardo inevitabile”. Finalmente qualcuno ragionevole.

Con 5 grandi centrali da 1.600 Megawatt ciscuna potremo produrre 50 miliardi di KWh all’anno, pari al 20% dell’energia che importiamo dall’estero. Con un risparmio in bolletta per i consumatori fino al 30 % che riporterebbe il costo dell’energia italiana più in linea con la media europea. Senza contare che tutta l’energia prodotta dall’atomo comporta la produzione di scorie + vapore acqueo rilasciato in atmosfera; l’energia prodotta dalla combustione di petrolio o di gas naturale invece immette in atmosfera migliaia di tonnellate di CO2 l’anno. In sostanza la produzione nucleare inquina meno e ci permette di stare in linea con il protocollo di Kyoto. Se non è ambientalismo questo…


Ancora su gay e discriminazione

Venerdì 23 Maggio 2008

Un ragazzo gay di Licata (Ag) ha denunciato cinque coetanei per mesi di vessazioni subite. Il presidente regionale di Arcigay Sicilia Paolo Patane’ sottolinea “l’urgenza estrema di una legislazione specifica contro questi crimini di odio” e chiede alle istituzioni regionali di “intervenire immediatamente con un piano articolato contro il bullismo e la discriminazione e di non lasciare che le vite di tante persone vengano umiliate e devastate da violenze e soprusi”.

Questo è uno dei tanti motivi per i quali vengono richieste legislazioni speciali e specifiche a favore degli omosessuali. Ed è precisamente questo tipo di richiesta che impedisce la loro normalizzazione. Esiste già una serie di norme contro questi atti di bullismo, branco, violenza giovanile e chi più ne ha più ne metta. Ma, dal punto di vista giuridico, fa davvero differenza che la vittima di atti simili sia omosessuale o no? No che non ne fa. Ecco perché leggi speciali non ne servono. Niente casi particolari che altro non fanno che mettere il sigillo della repubblica a quella diversità che si vorrebbe eliminare. Le norme ci sono già, e ce ne sono fin troppe.


Gay Pride: il due di picche del ministro

Mercoledì 21 Maggio 2008

Basta fare un rapido giro in rete per accorgersi del vespaio di polemiche suscitato dal rifiuto ministeriale di concedere il patrocinio al Gay Pride 2008. I commenti nei confronti del ministro vanno dal “matrigna di Cenerentola” (Mancuso – Arcigay) al “nazista” (Palermi -Pdci).

Il vero problema come al solito è l’oggetto stesso del “tentato patrocinio”: una manifestazione di persone che, rivendicando il diritto di sentirsi e comportarsi in maniera diversa dalla maggioranza delle altre, chiedono tuttavia a gran voce un trattamento uguale. La stortura logica di questo ragionamento a me pare evidente. Chiariamo subito che non sono pregiudizialmente contrario alla estensione di certe forme di tutela giuridica a coppie diverse dal matrimonio. Parto da una prospettiva liberale: purché non rechi danno -attuale o potenziale- ad alcuno, il cittadino deve essere reso il più possibile libero di dire e fare ciò che ritiene più giusto e desiderabile per sé stesso.

Quello che contesto, invece, è la volontà di una minoranza di imporsi all’attenzione del resto della popolazione, sbandierando pubblicamente ciò che li distingue, ciò che impedisce loro di essere considerati allo stesso modo di tutti gli altri. Trovo che questo sia un atteggiamento puerile, paragonabile al bambino che ne fa di tutti i colori per richiamare l’attenzione dei grandi, pensando che più grossa la fa e maggiore sarà l’attenzione che riceverà.

Personalmente non solo sono a favore del rifiuto dell’On. Carfagna, ma anzi mi piacerebbe lanciare una campagna per ignorare deliberatamente qualunque forma di esternazione -talvolta anche volgare- di diversità di orientamento sessuale. Questo sarebbe il primo passo per ristabilire il clima normale nel quale avviare una discussione seria su questi temi. Niente più paginoni di giornale, niente più interviste televisive. Fino a quando non siano ristabilite davvero le Pari Opportunità. Fino a quando dire “a me piacciono le ragazze more” avrà lo stesso valore di “a me piacciono le persone del mio stesso sesso” ovvero, in fin dei conti, nessuno più di una chiacchiera da bar.

Postilla: una discriminazione c’è solo quando un diritto esistente viene negato ad alcuni e concesso ad altri, non quando alcuni non hanno un diritto che non esiste per nessuno. Il diritto al matrimonio esiste, ed è valido per tutti, indiscriminatamente. Se poi qualcuno preferisce non approfittarne, questa è una sua libera scelta (per fortuna). Ma non venitemi a parlare di ridefinire il matrimonio che, piaccia oppure no, è una cosa ben precisa nella tradizione, nell’uso e nella norma legislativa.


I mostri per le mostre (a proposito di Meier e Tschumi) /2

Lunedì 12 Maggio 2008

(foto M. Trabucco)

Conservazione e distruzione. Da sempre il mondo mediterraneo ci ha abituato alle contraddizioni, che in questo milieu fanno parte della identità culturale.

Ad Atene invece sembra che la contraddizione, invece di generare un equilibrio nato dall’armonia degli opposti nel loro accostamento, generi una guerra fratricida che avrà un solo vincitore ultimo: la modernità.

Parlo del Nuovo Museo dell’Acropoli, un gigante di vetro e cemento di 2.200 metri quadrati distante soli 500 metri dal monumento antico più famoso del mondo: l’Acropoli di Atene. Il progetto è di un altro grande architetto trasferito in America: Bernard Tschumi.

Il museo, che ho già avuto modo di visitare parzialmente, ha il pregio di conservare e rendere fruibile una consistente porzione di abitato della città antica dal IV secolo avanti Cristo fino al VII dopo. Peccato però che all’interno somigli all’Enterprise! O tutt’al più all’aeroporto della stessa Atene. Accanto all’edificio -dominato dai toni del grigio cemento e dal blu scuro dei vetri- stanno: l’ex-ospedale militare turco (1835); una palazzina art-déco del 1930 firmata da Vassilis Kouremenos; altri tre palazzetti neoclassici della fine dell’Ottocento. Insomma il nuovo museo -come si dice- nasce nel rispetto del contesto circostante…. come no!

Ma il bello deve ancora venire. Il palazzo di Kouremenos e quello neoclassico accanto, registrati come opere d’arte dal Ministero della Cultura nel 1988, sono rei di impedire la visuale dalla terrazza-ristorante del Nuovo Museo. Quindi vengono declassati dallo stesso ministero e avviati alla demolizione. Fortunatamente l’azione è stata bloccata per la veementissima protesta di cittadini, critici e accademici nazionali e internazionali. Ma altri due palazzetti sono in pericolo… (approfondimenti qui).

Il Museo, che dovrebbe conservare l’arte per agevolarne la fruizione, minaccia la sopravvivenza di altri pezzi d’arte in nome di un superiore valore di certa arte sul resto. Io, da studioso di arte classica, rimango allibito.


I mostri per le mostre (a proposito di Meier e Tschumi) /1

Mercoledì 7 Maggio 2008

I. Mi stupisco un poco per il coro di proteste e di indignazioni che ha accolto l’affermazione programmatica di Alemanno sulla rimozione della “Teca di Meier”.

Facciamo un poco di storia. Nel 1995 Rutelli decide -unilateralmente e senza un pubblico concorso internazionale- di affidare l’incarico all’americano Meier con un preventivo iniziale equivalente a odierni 7 milioni di euro (nel 1995!!!). Dopo 11 anni, di cui 6 di ritardo sui tempi, Veltroni inaugura la “pompa di benzina texana” (come diceva Sgarbi, e come dicono gli architetti inglesi), e intanto i conti sono raddoppiati a 14 milioni di euro.

Molti e illustri i detrattori dell’opera: Federico Zeri, Paolo Portoghesi, Alberto Arbasino, Massimiliano Fuksas, Vittorio Sgarbi, il New York Times. Ma non importa, si va avanti lo stesso.

Adesso che Alemanno dice (precisiamo: dice, e quindi solleva un dibattito, al contrario di chi agì senza dibattito) di volerla togliere e spostare, ecco che spuntano le polemiche. Una delle obiezioni è che costerebbe troppo. Come? costerebbe troppo? Certo non costerà mai 14 milioni di euro!

Poi c’è anche chi dice che è il terzo monumento più visitato di Roma. Lasciamo da parte il fatto che a dirlo sia lo stesso architetto Meier, e domandiamoci: ma non sarà che la gente forse vuol vedere l’Ara Pacis, e non la scatola di Meier?

In ultimo abbiamo chi dice che eliminare la nuova scatola sarebbe un danno per il patrimonio culturale di Roma. A proposito di danni al patrimonio di Roma, qualcuno sa dirmi che fine hanno fatto i pezzi della precedente teca razionalista di Morpurgo? Un opera simile eretta ormai 70 anni fa, considerata uno dei gioielli del razionalismo italiano, non fa forse parte del patrimonio culturale italiano? O forse tutte quelle opere d’arte architettonica e urbanistica che vennero erette nel Ventennio non hanno diritto di essere beni culturali per il semplice fatto che gli architetti che le costruirono avevano la tessera del PNF? C’è qualcosa che mi suona strano.

To be continued