Sul Corriere della Sera leggo l’ennesima denuncia, ad opera del brillante duo Stella&Rizzo, del disastro organizzativo della situazione energetica nazionale.
Di contro alle consuete riflessioni, anche di sinistra, sulla possibilità di tornare al nucleare, vengono citate le solite dichiarazioni del solito Pecoraro Scanio che dice: no, no e ancora no! E perchè no? Perchè “le dimensioni del rischio nucleare sono inaccettabili e immorali”. Esaminiamo un momento la replica dell’ex-ministro dell’ambiente.
Immorali. La metto per prima perché è anche la più facile. Da quando in qua la politica ha il compito di decidere in materia di questioni morali? Ho sempre pensato che la cosa spettasse alla filosofia, alla teologia. Mi aspetto sicuramente che la CEI o il Papa facciano appelli alla morale, o tentino di stabilire cosa è morale e cosa non lo è. Non mi aspetto certo che Pecoraro Scanio, a meno di essere sacerdote di qualche nuova religione (ma in fondo cos’è l’ecologismo?), si metta a discutere di morale. Proprio lui poi… bah. Perchè se in Italia i primi parlano di morale si urla all’ingerenza e quando a farlo sono invece i Verdi questo non succede?
Inaccettabili. Inaccettabili da che punto di vista? Politico forse? Forse per i Verdi è molto più accettabile dipendere per l’87% del nostro consumo energetico da fonti alloctone (12% energia elettrica importata + 75% energia elettrica prodotta in Italia con materie prime importate). Penso che il caso dell’Ucraina dovrebbe insegnare qualcosa in più sull’importanza politica dell’indipendenza energetica.
Ah no, aspettate! Forse intendeva dire inaccettabile dal punto di vista economico! Certo, è invece accettabile un costo di produzione dell’energia elettrica pari al 160% della media europea (il doppio della Francia, che -guarda caso- usa 59 centrali atomiche). Uhmmm… no, neanche questo.
Allora dal punto di vista ambientale? Questo sì? No invece, perché “non dobbiamo installare torri gigantesche proprio sulle rotte degli uccelli migratori, che vengono sterminati dalle pale”!
Insomma, come vedete, il motto dei Verdi è uno solo: immobilismo e regresso. L’unico sviluppo sostenibile è quello all’indietro. Il tutto in vista di un ritorno ad un paradiso terrestre incontaminato nel quale i bambini (e Pecoraro Scanio) possano correre e giocare liberi e felici. Ma il paradiso, caro ex-ministro, si sa che non è di questa terra!
Pubblicato da Mario Trabucco 






