Lunedì 7 Aprile 2008
E’ da gran tempo che i nostri “maggiori” ce l’han detto: l’oggetto della storia è, per natura, l’uomo. O, più esattamente, gli uomini. Meglio del singolare, modo grammaticale dell’astrazione, ad una scienza conviene il plurale, che è modo della diversità.
Dietro i tratti concreti del paesaggio, dietro gli scritti che sembrano più freddi, dietro le istituzioni in apparenza più distaccate da coloro che le hanno create e le fanno vivere, sono gli uomini che la storia vuole afferrare.
Colui che non si spinge fin qui non sarà mai altro, nel migliore dei casi, che un manovale dell’erudizione.
Il bravo storico invece somiglia all’orco della fiaba. Egli sa che là dove fiuta carne umana, là è la sua preda.
Marc Bloch, Apologia della storia
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Pubblicato da Mario Trabucco
Lunedì 7 Aprile 2008
Dà da pensare…
“E’ più serio dire che i beni culturali non sono di nessuno, e non sono beni. Sono l’oggetto di una ricerca scientifica. Vi sono discipline che studiano i reperti archeologici e le opere d’arte; fanno parte del sistema globale della scienza moderna; la scienza è la struttura della cultura contemporanea. (…) Solo in quanto i beni culturali si presentano come oggetti di scienza interessano una cultura il cui fondamento è scientifico.
Gli studiosi sono stati accusati di egoismo e di prepotenza: sono una minoranza, si dice, e poichè il patrimonio culturale è di tutti, va gestito secondo gli interessi, o i gusti, dalla maggioranza. Anche gli studiosi di energia dell’elettricità sono una minoranza, ma senza di loro la collettività non potrebbe fruire dell’energia elettrica: la funzione degli studiosi dell’arte è quella di permettere alla collettività la fruizione scientifica delle opere d’arte”.
Giulio Carlo Argan, Storia dell’arte, 1975
citato in Reggiani, A. M., Patrimonio antico e grandi opere: da rischio a valore aggiunto
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Pubblicato da Mario Trabucco