E’ davvero interessante, e fa vedere come si possa parlare di politica badando ai fatti concreti. Tuttavia è da sottolineare l’impostazione in po’ faziosa del discorso, volta ad enfatizzare un comportamento meritorio -o presunto tale- del centrosinistra e a denigrare la politica economica del centrodestra. Abbassare le tasse viene visto come un bene assoluto, così come investire l’avanzo primario nell’abbassamento del debito pubblico. Ci sono anche altre vie.
La Danimarca è uno dei paesi europei in cui i cittadini pagano più tasse. Però d’altro canto ricevono più servizi e di qualità maggiore. Ecco allora che se le cose funzionassero, mi contenterei anche io di pagare più tasse. Risponde al principio sacrosanto per il quale più cose vuoi più le paghi, migliori le vuoi e più le paghi.
E veniamo all’avanzo primario. Se io ho un soldino e invece di investirlo nella diminuzione del debito preferisco tenere il debito così com’è (questa è l’unica condizione imprescindibile) e investo invece nella infrastrutturazione del paese? Non è plausibile pensare che il rafforzamento del sistema produttivo spingerà avanti l’economia e le imprese, che a loro volta pagheranno più tasse, promettendomi un avanzo primario maggiore in futuro?
Nella politica bisogna fare delle scelte. Non esistono beni assoluti validi per tutte le parti politiche. I governi di centrosinistra hanno preferito la logica del “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Quelli di centrodestra invece privilegiano l’idea dell’investimento di un uovo oggi per avere domani una gallina…. e recuperare pure l’uovo. Non sarà che forse la prima politica è un po’ miope?
Ieri ho fatto una delle cose più ingenue che potessi fare: scrivere una mail ad un candidato alle prossime elezioni. L’ho fatto perchè, nonostante tutto, io non voglio farmi fagocitare da quell’antipolitica che divora tutto come il “nulla” de “La Storia Infinita” di M. Ende. Preferisco essere ingenuo, e forse ancora un pizzico idealista.
Una delle cose che ho scritto è che forse il candidato, dal momento che ha in programma di tagliare gli sprechi, dovrebbe volgere la sua attenzione al mondo del FOSS. Già lo hanno fatto l’Assembée Nationale francese, la Camera dei Deputati (con un risparmio previsto di 3,15 mln di €), la Commissione Europea ha promosso uno studio incoraggiante, la provincia di Bolzano risparmia già ca. 1 mln di €, c’è una proposta di legge per la regione Campania, e sembra che anche la Puglia sia orientata in tal senso. A livello nazionale esiste addirittura un apposito organo che si occupa di monitorare il fenomeno, il CNIPA.
Un fenomeno del genere non può essere casuale. Non è ancora sistematico per il semplice fatto che moltissimi di noi, se non tutti, abbiamo imparato ad usare prima il MS-Dos e poi i vari Windows. La diffidenza verso il nuovo è un atteggiamento duro a morire, specie quando si parla di burocrazia… Per fortuna adesso le distro diventano sempre più user friendly, e vanno a rodere mercato ai sistemi chiusi. In Extremadura (Spagna) l’introduzione di sistemi OS ha non solo annullato il digital divide, ma addirittura è stato in incentivo allo sviluppo economico della regione. In Norvegia il Ministro dell’amministrazione e delle riforme, Heidi Grande Roys, ha sottolineato chiaramente l’importanza dello sviluppo di progetti pubblici basati sull’open source.
Vogliamo davvero tagliare gli sprechi della pubblica amministrazione? Bene, esiste un’alternativa a costo minore (non è vero che è gratis, ci sono la migrazione e il training, ma si recuperano e si ammortizzano), decisamente più democratica e che favorisce l’autonomia. Perché rimanere ancorati al vecchio e buttare tutti questi soldi annui di licenze? Boh…
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